domenica 11 novembre 2018

#personale
DAL MIO LETTO SI VEDONO LE STELLE

Minuscole, luminose, di una luce che tende al verde acqua.
Sono le stelline adesive e fluorescenti che ho attaccato al soffitto della mia camera quando avevo 19 anni, un cassetto pieno di sogni e una manciata di pennarelli con cui scrivere le mie giornate sulla Smemo e Ti Amo sulle magliette.

(Sì, una volta ho scarabocchiato una dichiarazione sdolcinata su una t-shirt inzuppata del mio profumo dell'epoca, il Diesel Zero Plus Masculine)

Adesso il cassetto trabocca di bollette, come Smemo uso un blog fuorimoda e al massimo mando un vocale di 10 secondi soltanto per dire:

finiamola qua, mi sono rotto i coglioni

Le stelline sul soffitto, invece, vogliono dire 3 cose:

• non do una mano di bianco da almeno 17 anni

• la vita da adulto mi ha masticato e risputato nella cameretta dell'adolescenza

• mia madre non ha trasformato la suddetta camera in una spaziosa cabina armadio o in una mini palestra. Per fortuna.

Quasi tutto è rimasto al proprio posto.
C'è addirittura un poster calendario del 2006 trovato su Telefilm Magazine. Mi fa tornare alla mente un bivio e quella strada giusta che non ho imboccato, perché scegliere le strade sbagliate è sempre stata la mia specialità.
Le facce di Rory Gilmore, Seth Cohen, Kate Austen, Phoebe Halliwell e Susan Mayer mi ricordano invece quanto mi entusiasmassero, al limite del patologico, le serie-tv quando ancora le chiamavamo telefilm.

Raccontata così, sembra quasi quel filmetto francese, Torno da mia madre.
Invece, è la vita vera.
Con un nuovo impiego da appena 500euro al mese, l'alternativa sarebbe stata quella di finire in un buco sgangherato del centro sopra una friggitoria. E condividere i turni per pulire il cesso, appesi ad un frigo mezzo vuoto, con altri 5 o 6 disperati.

E per cosa? La privacy? L'indipendenza? Pff.

Come direbbe una fastidiosa voce fuori campo alla Meredith Grey:

a volte, per andare avanti, è necessario tornare indietro.
 
Così sono tornato nella casa in cui sono cresciuto, nel quartiere in cui sono nato e che qui, per privacy e per poesia, chiamerò Borgo delle Margherite.
La casa, comunque, è mia per un terzo. Lo ha stabilito un notaio pochi mesi fa, con tanto di firma, timbro e un sorriso a tremiladenti quando gli abbiamo staccato un assegno da tremilaeuro.

E tutto questo significa 3, spicciole cose:

• sono un bamboccione per i restanti due terzi.

• avrei dovuto fare il notaio.

• è arrivato il momento di staccare il 2006 dal muro.

Le stelline, invece, restano lì dove sono.

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